GRIGNETTA via CERMENATI

Itinerari invernali
  • Dislivello compiuto | 900m
  • Altitudine massima raggiungibile | 2184m
  • Stagione consigliata | INVERNO
Descrizione itinerario

Dalla superstrada Milano-Lecco (ss 46) si prende la variante per la Valsassina (ss 46bis) e, alla fine dei tunnel, per i Piani dei Resinelli. Qui si può lasciare l’auto, nel grande parcheggio davanti al “Forno” (piazzale Danilo Chiappa).
Volendo provare il sentiero del Grignetta Vertical, mi dirigo poi a piedi fino alla chiesetta e parto da lì. Attraverso il parcheggio in direzione del Forno di Grigna (quella da qui arrivo in auto), prendo la strada asfaltata che sale e poi giro subito a sinistra, su strada sempre asfaltata che però comincia a salire in maniera decisa. Il sentiero prosegue così fino a incontrare alcune case, per poi diventare sterrato quando si raggiunge un cancello in prossimità del rifugio Porta (1426m slm; 10′).
Si passa dietro allo rifugio stesso, prendendo il sentiero che a sinistra si inoltra in un bosco dove si vede subito una madonnina in legno. Da qui in poi è impossibile sbagliare: il sentiero sale seguendo la cresta Cermenati, uscendo prima dal bosco e poi lasciandosi alle spalle bivi più o meno segnalati per altre direzioni (in particolare, quello per la direttissima al rifugio Rosalba). I bivi, quando si incontrano si superano continuando dritto verso l’alto. Il sentiero sale sempre deciso con davvero poche occasioni per respirare e quindi si guadagna velocemente dislivello. Dopo poco tempo compaiono sulla destra i bastioni dei Magnaghi (si deve ignorare la freccia che indica di andare verso la loro direzione) e si prosegue. Dal bosco in poi (da circa 1500m slm) gli alberi spariscono e quindi, se l’escursione è svolta di giorno e d’estate, è necessario fare attenzione al caldo e al sole. La cresta prosegue lasciando sulla sinistra il canalone Caimi e poi dirigendosi verso il canalone Porta. Si evita, a un nuovo bivio, di deviare verso la direzione Rosalba e velocemente si raggiunge, all’interno di un canalone, la cresta finale. Qui si trovano delle catene (per nulla obbligatorie) che però in questo periodo risultano ancora coperte da ghiaccio. Si tratta del segmento più delicato della salita, anche se brevissimo, perché potenzialmente scivoloso e anche per il fatto che essendo ormai in vetta l’attenzione potrebbe essere minore. In salita, ho sfruttato la traccia già esistente nella neve, salendo di fatto a quattro zampe. In discesa, invece, ho preferito evitare di rischiare uno scivolone e sono sceso arrampicando sulla roccia, lasciando questo tratto ghiacciato leggermente a destra (rispetto alla direzione di discesa). La vetta, caratterizzata da un bivacco a forma di navicella e da una croce metallica, si raggiunge dopo essersi lasciati alle spalle questo piccolo nevaio (2184mslm; 1h).
Il tempo di fare quattro foto e di mettersi una giacca antivento (qui passano sempre raffiche forti e fredde) e comincio la discesa, su stessa via della salita. L’attenzione in discesa deve essere maggiore perché, oltre a essere molto pendente, il sentiero è spesso caratterizzato da ghiaia scivolosa. L’unica differenza di tracciato è che, quando raggiungo di nuovo il bosco, prendo un sentiero che scende sulla destra e che mi evita di passare dal rifugio Porta (questo sentiero sbuca alla fine del tratto asfaltato). Da lì, in pochi minuti ritorno al parcheggio e mi concedo una colazione al Forno (1280m slm; 1h 40’).

Tracciato GPS
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