PREMANA-Casera Varrone-Rifugio Santa Rita

Trekking
  • Località di partenza | PREMANA
  • Dislivello compiuto | 1225m
  • Altitudine massima raggiungibile | 2000m
  • Tempo di percorrenza | 3h30′

 

Descrizione itinerario

Prima del ponte che precede la salita al paese una stradina scende a sinistra e passa sotto le arcate. In questo punto un cartello indica: “Partenza itinerari escursionistici e sci alpinistici. Alta Val Varrone e Val Marcia. Località ponte di Bonom. Parcheggio in zona artigianale”.
Raggiungiamo i capannoni della zona industriale (m. 775) oltre i quali inizia la stradina che seguendo il torrente risale tutta la valle fino alla Bocchetta di Trona.
Questa stradina è chiamata anche “strada del ferro” o di Maria Teresa perché il suo ampliamento si deve all’imperatrice austriaca che nel 1700 decise di dare un maggiore impulso all’attività estrattiva di questo minerale per l’importanza che esso aveva nell’economia dell’Impero Asburgico.

Iniziamo la nostra escursione passando accanto ad un cartello che segnala il Rifugio Casera Vecchia di Varrone a nove chilometri e l’agriturismo Giabi a uno.
Tra vecchie baite ci incamminiamo in piano alla sinistra del Torrente Varrone e arriviamo al primo ponte in pietra.
La strada alterna tratti sterrati ad altri con il fondo in cemento.
Camminiamo in leggerissima salita. Alla destra troviamo dei gradini che salgono verso una casa ed una nicchia con la statuetta di una madonna. Ignoriamo una sterrata che scende a sinistra verso il Varrone; alla destra invece un altro torrente scende ripidamente e attraversa la strada passandole sotto in un tubo.
Una sterrata si stacca alla destra e retrocede in salita. Un cartello informa che diritto si va verso: Agriturismo Giabi, Rifugio Casera Vecchia di Varrone, Rifugio Santa Rita; a destra verso: Piz d’Alben.
Alla sinistra oltre il torrente vediamo una casa nel bosco. Passiamo sotto una roccia sporgente (m. 800).
Raggiungiamo l’agriturismo Giabi. Davanti all’edificio c’è una fontana. Subito dopo con un’altro ponte in pietra torniamo alla sinistra del torrente (m. 835). Ora cominciamo a salire in un bosco di castagni. Superiamo alcuni tornanti e, guadato un ruscello, arriviamo a Gebbio (m. 875).
Dalla sinistra scende il sentiero che proviene da Premana segnalata a ore 0.20 (vedi sotto la variante dell’itinerario). Altri segnavia indicano proseguendo con la strada: Alpe Forni a ore 0.45, Rifugio Casera Vecchia di Varrone a ore 2.15, Rifugio Santa Rita a ore 3.
Poco più avanti una stradina sale a sinistra; i segnavia indicano in quella direzione: Premana a ore 1, Alpe Rasga a ore 1.10, Alpe Fraina a ore 2. Continuiamo poi in leggera salita (m. 865).
Poco dopo troviamo un sentiero che scende a destra. I segnavia indicano in quella direzione: Lago di Losa a ore 0.15, Alpe Chiarino strada a.s.p. a ore 2, Pizzo d’Alben a ore 2.40. Proseguiamo diritto.
Più avanti arriviamo alla “Deleguasche”. Da sinistra scende dell’acqua incanalata accompagnata da una scala in cemento.
Con un tratto in discesa perdiamo una diecina di metri e raggiungiamo una cappellina dedicata a S. Antonio all’interno della quale, oltre all’immagine del santo, c’è una panchina.
Poco dopo arriviamo al ponte con il quale superiamo il torrente che scende dalla Val Fraina (m. 895).
Prima del ponte un cancello chiude un sentiero che inizia con delle passerelle in ferro sospese sopra il torrente.
Saliamo con alcuni tornanti e poi continuiamo alternando alcuni tratti in leggera salita o discesa.
Di fronte in alto vediamo la chiesetta del “Pignadur” che più avanti raggiungeremo.
Superiamo una statuetta della madonna chiusa in una gabbietta di ferro e iniziamo a salire con alcuni tornanti su fondo in cemento. Passiamo accanto al muretto di contenimento di un torrente che scende da sinistra e, con un tratto ben lastricato, arriviamo alla chiesetta (m. 1025).
Dopo un tratto quasi in piano riprendiamo a salire con alcuni tornanti passando accanto ad un crocefisso e ad una cappellina dedicata a S. Uberto, patrono dei cacciatori. Sulla destra c’è anche una fontanella mentre sull’altro lato ci sono un tavolo e delle panche.
Continuiamo con altri tornanti e superiamo un rivolo d’acqua che attraversa la strada e va poi a gettarsi nel Varrone.
n vista delle case dei Forni, troviamo un bivio e, ignorata la stradina di sinistra, continuiamo diritto lungo il torrente.
Tra le case, una palina segnavia informa che ci troviamo ai Forni di Sopra (m. 1105). Inoltre vengono indicate le antiche miniere a ore 1.45 e il Rifugio S. Rita a ore 3.
Troviamo anche una fontana e vediamo il torrente compiere due piccoli salti artificiali.
Verso le ultime case ignoriamo sulla destra un sentiero che scende al torrente e poco dopo lo supera con un piccolo ponte di ferro.
Continuiamo con la strada, che in questo tratto è ben lastricata, trascurando un sentiero a sinistra e due stradine che scendono a destra verso un ponticello di legno con il quale è possibile attraversare il torrente.

Un cartello informa che stiamo per arrivare a Vegessa (m. 1200). Qui le case sono quasi tutte uguali con il piano terra in pietra a vista e il piano superiore bianco.
All’inizio della frazione troviamo un bivio e andiamo a sinistra passando accanto ad una croce, una madonnina e una fontana.
Superate le ultime case troviamo un altro crocefisso e un’area pic-nic con alcuni tavoli. C’è anche un cartellone che parla della “strada del ferro” che stiamo percorrendo.
In lieve salita superiamo un bosco di larici e vari cespugli di rododendro.
Più avanti troviamo una fontanella sulla sinistra (m. 1250) e poi guadiamo un ruscello che attraversa la strada. Qualora l’acqua fosse abbondante è possibile passare su un mezzo tronco messo ai bordi della strada a modo di rudimentale ponticello.
Continuiamo in piano. Dopo una curva ignoriamo una stradina sulla sinistra e osserviamo il torrente effettuare qualche piccolo salto artificiale.
Raggiungiamo un bivio (m. 1265); nei pressi di un immagine della madonna, dei cartelli indicano a sinistra l’Alpe Varrone e l’omonimo rifugio, mentre a destra si va ad Artino. Andiamo a sinistra.
Più avanti uno sbarramento del torrente forma un piccolo laghetto poi, superata un’altra fontanella continuiamo nel bosco e riprendiamo a salire. Dopo un paio di tornanti raggiungiamo il Ponte del Dente. Sulla destra il torrente forma una piccola cascata (m. 1360).

A questo punto alcune frecce, che si riferiscono ad una gara podistica, indicano un sentiero a sinistra in ripida salita. Ci sono anche dei segnavia che segnalano un’area pic-nic e un punto panoramico a 5 minuti.
Prendendo questo sentiero possiamo tagliare il successivo tornante accorciando un poco il cammino ma sopratutto possiamo arrivare nei pressi di una bella cascata (m. 1415).
Più avanti ci immettiamo nuovamente sulla strada e saliamo abbastanza ripidamente con alcuni tornanti.
Lasciamo a destra un sentiero segnalato che conduce all’Alpe Artino in ore 0.30, all’Alpe Barconcelli in ore 1.00 e ai Laghitt in ore 2.00 e continuiamo con altri tornanti, uno dei quali, ben transennato, si sporge come un balcone sulla vallata (m. 1515). La strada in alcuni punti è lastricata.
A sinistra, oltre un’area pic-nic, vediamo una piccola cascata. Poco dopo troviamo una piccola croce.
Fiancheggiamo poi una valletta nella quale il torrente seguita a scorrere impetuoso anche se con minore portata.
A questo punto ignoriamo un sentiero sulla sinistra con il quale, guadato il torrente si risale la montagna (m. 1595).
In fondo, davanti a noi, già vediamo il Pizzo di Trona e il Pizzo Varrone che chiudono la testata della valle.
Superiamo un’altra fontana la cui acqua attraversa il cammino e arriviamo ad un incrocio (m. 1655).
Lasciamo a sinistra il piccolo ponte, con il quale si entra nella conca di Varrone, e andiamo a destra.
Saliamo in modo abbastanza ripido e poi alterniamo alcuni tratti in leggera salita ad altri con maggiore pendenza. Di fronte vediamo il Pizzo Varrone e a sinistra in basso il Rifugio Casera Vecchia di Varrone.
Dopo una curva a destra (m. 1785) torniamo a salire ripidamente.
Poi con minore pendenza raggiungiamo i Piani d’Acqua (m. 1856), una zona pianeggiante dalla quale cominciamo a vedere la bandiera del rifugio. Passiamo sotto i cavi dell’alta tensione e riprendiamo a salire.
Lasciamo a sinistra un solitario larice (m. 1945) e percorriamo un tratto con maggiore pendenza seguito da un altro in leggera salita. Infine in ripida salita raggiungiamo la Bocchetta della Cazza e il Rifugio Santa Rita.

Note

Itinerario sempre più suggestivo, esaltante in Primavera, in Inverno, a Settembre e coi primi colori dell’Autunno.

Tracciato GPS
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